REGOLAMENTO

Attenzione a non disturbare

Sulle modalità con cui sarebbe opportuno detenere animali all'interno di un appartamento condominiale si è pronunciata l'ordinanza penale della Cassazione n. 22785/2013.

Condannato per il reato di cui all'art. 659 c.p. "disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone", l'imputato ricorre alla corte di legittimità.

Il regolamento condominiale

Il regolamento condominiale è l'atto con il quale il condominio detta le regole relative all'amministrazione, all'uso delle cose comuni, alla ripartizione delle spese e ai diritti e agli obblighi di ciascun condomino sulle parti comuni. Il regolamento viene adottato dall'assemblea a maggioranza, salvo che si tratti di un regolamento contrattuale, nel qual caso è necessaria l'unanimità dei consensi dei condomini.

Le delibere possono essere modificate solo tramite assemblea, NON MANGIATELE!

Un condomino romano (zona Torrino), forse esasperato dai continui e costosi lavori di ristrutturazione del palazzo, durante una assemblea di condominio ha fagocitato, letteralmente, la delibera autorizzativa delle spese di ristrutturazione. In puro stile Fantozzi, con gesto fulmineo, ha strappato la delibera e l'ha infilata in bocca prima di ingoiarla.

Non è stata una buona idea: La Corte di Cassazione ha confermato in questi giorni che mangiare una delibera è da considerarsi un reato. Si tratta di violenza privata.

CANTINE E VOLUMI LASTRICO SOLARE TRASFORMATI IN ABITAZIONI: OK, REGOLAMENTO PERMETTENDO

Il condominio non può opporsi alla trasformazione di cantine e volumi del lastrico solare in abitazione, a meno che il divieto non sia esplicitamente contenuto nel regolamento condominiale ti tipo contrattuale. Lo ha deciso la Cassazione (sentenza 7 febbraio 2017, n. 3221), rinviando la questione alla Corte d'appello.

NO AGLI ASILI NIDO IN CONDOMINIO

NO AGLI ASILI NIDO IN CONDOMINIO

Non è possibile avere un asilo nido in condominio se contravviene al regolamento condominiale e arreca disturbo ai condòmini. Questo, in sintesi, è quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 24958 del 6 dicembre 2016 confermando le precedenti sentenze di merito del Tribunale e della Corte di appello di Roma.

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