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Cani in casa: c'è un limite!

Troppi cani tenuti in casa in condizioni igieniche e di alloggiamento non consone, possono far scattare i provvedimenti dell'autorità e addirittura il sequestro amministrativo degli animali a seguito di un'ispezione disposta dalla Procura.

È quanto avvenuto a una coppia nella vicenda analizzata dal T.A.R. Piemonte.

I ricorrenti si scagliano contro l'ordinanza con cui il Comune ha disposto il trasferimento di tutti i 29 cani presenti presso la loro proprietà, ad esclusione di 5 animali da individuarsi in accordo con i responsabili del Presidio Multizonale Veterinario.

Il Comune costituitosi in giudizio, evidenzia come, a seguito delle lamentele di alcuni vicini, il servizio veterinario di igiene e sanità pubblica della ASL competente aveva effettuato un sopralluogo presso la proprietà, riscontrando una situazione critica.

In un primo momento, ai ricorrenti era stato prescritto di provvedere allo sgombero di materiali ivi accumulati, alla pulizia e disinfezione; provvedimento rimasto, tuttavia, inottemperato.

In seguito a nuovi esposti, dunque, veniva effettuato un sopralluogo da cui scaturiva il verbale poi oggetto di convalida e successiva opposizione: in particolare, i Carabinieri rilevavano la presenza dei 29 cani detenuti in condizioni incompatibili con la loro natura per numero, modalità di custodia e promiscuità.

Il T.A.R. si pronuncia in primis sulla natura dell'atto impugnato, chiarendo che il sequestro confermato in sede di opposizione resta un provvedimento di natura cautelare, destinato a perdere automaticamente efficacia ove non intervenga la confisca (che lo assorbe) e comunque nel massimo termine di sei mesi. Nel caso in esame, pertanto, il ricorso viene ritenuto improcedibile per laperdita di efficacia ex lege del provvedimento di sequestro.

Quanto al merito, il Tribunale valuta le relazioni di esperti prodotte dai ricorrenti dalle quali emergerebbero considerazioni diverse circa lo stato di detenzione dei cani: secondo il Collegio, infatti, queste non sarebbero idonee a sconfessare i plurimi accertamenti disposti dall'amministrazione e prodotti in giudizio, aventi tutti esito sostanzialmente univoco circa la condizioni critiche in cui venivano tenuti gli animali.

Addirittura, spiega il T.A.R., in una delle due relazioni invocata a proprio favore da parte ricorrente, si legge espressamente come il veterinario redattore non abbia potuto osservare gli animali.