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Attenzione a non disturbare

Sulle modalità con cui sarebbe opportuno detenere animali all'interno di un appartamento condominiale si è pronunciata l'ordinanza penale della Cassazione n. 22785/2013.

Condannato per il reato di cui all'art. 659 c.p. "disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone", l'imputato ricorre alla corte di legittimità.

L'impugnazione però viene dichiarata inammissibile dagli Ermellini che, riconoscendo la coerenza logica argomentativa del giudice di merito e l'attendibilità delle testimonianze dell'amministratore e dei singoli proprietari ha condiviso il fatto che l'imputato abbia volontariamente e con coscienza omesso "ospitando all'interno del suo appartamento ben quattro cani, l'adozione delle dovute cautele al fine di non recare disturbo alla quiete pubblica e al riposto delle persone, nella specie gli altri condomini, con i rumori provocati dagli animali ospitati nella sua abitazione, anche in orari notturni."

Insomma, si rischia la condanna penale se non si adottano le dovute cautele atte a impedire che gli animali nell'appartamento rechino disturbo a tutti gli altri condomini.

  • E l'inquilino?

Per l'inquilino il discorso degli animali in condominio cambia. Il proprietario dell'appartamento concesso in locazione infatti può vietare al suo inquilino di detenere animali in casa. Il divieto in questo caso però deve essere indicato specificamente nel contratto di locazione che è regolare e valido se registrato. Nessun divieto infatti per l'inquilino con cui viene stipulato un contratto di locazione "in nero".

  • Cattivi odori? No al fai da te!

Ora, se è vero che all'interno di un condominio è necessario tollerare la presenza di animali altrui, questo non significa che chi li possiede possa ritenersi libero di far sporcare gli spazi comuni dai propri amici a quattro zampe. E' normale provare fastidio quando nelle scale e nell'androne del condominio si avverte l'odore pungente delle deiezioni degli animali. Questo però non legittima l'intervento fai da te. Lo sa bene una signora condannata per il reato contravvenzionale di "getto pericoloso di cose" previsto dall'art. 674 c.p, per aver sparso della creolina (sostanza chimica) nel cortile del condominio per eliminare i residui organici e il relativo odore prodotti dal gatto dei vicini di casa (Cassazione penale n. 6149/2016).

  • Immissioni e tutela civile.

Chiarito che occorre una certa tolleranza nei confronti di chi ha un animale all'interno del proprio appartamento, ci sono però dei limiti che non devono essere travalicati neppure dal proprietario, nel rispetto degli altri condomini. Il codice civile infatti, all'art. 844, dedicato alle immissioni, prevede che i condomini abbiano il diritto opporsi a tutte quelle propagazioni, compreso quindi il rumore e l'odore provocato dall'animale, solo se superano la normale tollerabilità. Non ci si può lamentare quindi se ad esempio il cane detenuto all'interno dell'appartamento condominiale abbaia solo quando il padrone rientra dal lavoro o quando qualcuno passa davanti al portone di casa. In questo caso, infatti, il rumore provocato dall'animale è da considerare come rientrante nei limiti della "normale tollerabilità". Solo se la frequenza e il volume del rumore provocato dall'animale superano questa soglia, così come l'odore derivante dalle pessime condizioni di cura dello stesso risulta insopportabile, previo accertamento di un tecnico della ATS locale, è possibile procedere civilmente per chiedere l'inibitoria della condotta e l'eventuale risarcimento del danno.