Affitti concordati, la proroga è biennale.

Chiariamo finalmente il dubbio ventennale: le proroghe dei contratti a canone concordato sono biennali e non triennali.

Tale tipo di contratto consente alle parti di stabilire l’entità del canone entro dati termini, con un massimo ed un minimo.

Le soglie vengono fissate dalla organizzazione della proprietà edilizia con quelle maggiormente rappresentative degli inquilini.

Notevoli sono i vantaggi fiscali che discendono per chi opera con tale forma contrattuale rispetto a quella di “mercato” (il cosiddetto “4+4”).

Per il “concordato”, in regime di cedolare secca, l’aliquota è del 10% invece che del 21%. Inoltre, ai fini IMU e TASI, è possibile beneficiare di una riduzione del 25% della base imponibile.

L’incertezza sulla durata del rinnovo era dovuta all’ambiguità di una norma di riferimento, la quale recita:

“Alla scadenza del periodo di proroga biennale ciascuna delle parti ha il diritto di attivare la procedura per il rinnovo a nuove condizioni o per la rinuncia al rinnovo del contratto comunicando la propria intenzione con lettera raccomandata da inviare all’altra parte almeno sei mesi prima della scadenza. In mancanza della comunicazione, il contratto si rinnova alle medesime condizioni”.

Per fare chiarezza su questa norma è intervenuto il legislatore, il quale, in sede di conversione del DI 34/2019 (legge 58/2019), ha inserito l’articolo 19bis, qualificandolo come “norma di interpretazione autentica in materia di rinnovo dei contratti di locazione a canone agevolato”. In forza di esso è stato così stabilito che il quarto periodo del comma 5 dell’articolo 2 della legge 9 dicembre 1998, n.431, si interpreta nel senso che, in mancanza della comunicazione di disdetta del contratto, questo sarà rinnovato tacitamente a ciascuna scadenza per un ulteriore biennio.