Affitti brevi, nel decreto crescita nuovi obblighi per chi affitta case vacanza

Il Decreto Crescita introduce nuovi obblighi per chi affitta case vacanza, anche mediante portali online.

L’obiettivo è contrastare il fenomeno dell’evasione fiscale per le locazioni brevi e si unisce alle novità già in vigore per l’applicazione della cedolare secca sugli affitti brevi.

È in vigore, dal 30 giugno 2019, la legge di conversione del DL Crescita, che dedica ampio spazio alle misure per contrastare l’evasione dal pagamento delle imposte sui redditi derivanti dalle locazioni brevi.

Se ne parlava da tempo ed ora, con la legge di conversione del Decreto Crescita, è ufficialmente in vigore l’obbligo, per chi affitta case vacanza o immobili destinati alla locazione breve, di dotarsi di un codice identificativo da utilizzare in ogni comunicazione inerente all’offerta ed alla promozione dei servizi all’utenza.

Presso il MIPAAF (Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo) sarà istituita una banca dati delle strutture ricettive, nonché degli immobili destinati alle locazioni brevi presenti nel territorio nazionale, alla quale potranno accedere sia l’Agenzia delle Entrate che i Comuni.

L’obiettivo, quindi, è di tenere traccia dei dati degli immobili destinati agli affitti brevi che verranno poi incrociati su quelli già comunicati al Ministero dell’Interno in relazione alle generalità delle persone alloggiate nelle case vacanza. Oltre ad individuare casi di evasione dal pagamento delle imposte sui redditi, si mira anche a contrastare il fenomeno dell’evasione dal versamento dell’imposta di soggiorno.

L’attuazione delle norme è demandata a più decreti attuativi che dovranno fissare le regole per la comunicazione del codice identificativo, così come quelle relative allo scambio di informazioni utili a fini fiscali e non.

Il codice identificativo dovrà essere pubblicato in tutte le comunicazioni relative alla locazione breve: prenotazione, offerte, così come la promozione della struttura sia da parte del proprietario che dagli intermediari e dai gestori dei portali telematici.

In caso di mancata indicazione dello stesso, si applica una sanzione da 500 a 5000 euro, che raddoppia nel caso di reiterazione della violazione. La sanzione colpirà anche le piattaforme (strutture ricettive) in caso di inadempienza.